Che cos’è un Cerchio di Donne?

Un Cerchio di Donne è uno spazio di incontro, ascolto e condivisione in cui puoi fermarti e tornare a sentire ciò che sta accadendo dentro di te, senza dover dimostrare niente e senza avere risposte giuste da dare.

Ci si incontra in cerchio perché nel cerchio non c’è qualcuno davanti e qualcun altro dietro: possiamo guardarci, ascoltarci e riconoscerci anche attraverso le esperienze delle altre.

Nei Cerchi che conduco a Firenze utilizziamo strumenti diversi: il corpo, il respiro, il movimento, la parola, il silenzio, la scrittura, la creatività e momenti di condivisione. Ogni incontro diventa uno spazio in cui osservare ciò che senti, riconoscere bisogni, emozioni, paure e schemi che a volte nella vita quotidiana restano nascosti sotto il fare, le responsabilità e le abitudini.

Non è necessario raccontare tutto di sé e non sei obbligata a parlare. Puoi partecipare rispettando i tuoi tempi e i tuoi confini.

Un Cerchio non è una terapia di gruppo e non è nemmeno un luogo in cui qualcuno ti dice cosa dovresti fare. È uno spazio in cui puoi ascoltarti, confrontarti e vedere più chiaramente dove sei.

A volte, ascoltando un’altra donna, riconosci qualcosa che appartiene anche a te. Ti accorgi che alcune fatiche, paure o contraddizioni che pensavi fossero soltanto tue fanno parte anche della vita di altre donne.

Ed è proprio qui che il gruppo può diventare una risorsa: non per darci soluzioni a vicenda, ma per ricordarci che possiamo attraversare i nostri cambiamenti senza dover fare tutto da sole.

Se vuoi conoscere il percorso che conduco, puoi scoprire i miei Cerchi di Donne a Firenze.

Cerchio di donne: che cos’è davvero, cosa succede e perché ci si incontra in cerchio

Quando senti parlare di un Cerchio di Donne, che cosa immagini?

Un gruppo di donne sedute per terra, candele, rituali, condivisioni molto intime? Qualcosa di spirituale? Un gruppo di auto-aiuto? Uno spazio in cui bisogna raccontare i propri problemi?

Intorno ai Cerchi di Donne esistono immagini molto diverse e non c’è una definizione unica che possa racchiudere tutte le esperienze che oggi vengono chiamate in questo modo.

Per questo preferisco partire da ciò che un Cerchio è per me e da come scelgo di condurlo.

Un Cerchio di Donne è prima di tutto uno spazio di incontro.

Un tempo in cui possiamo fermarci, uscire per qualche ora dai ruoli che occupiamo ogni giorno e tornare ad ascoltare quello che succede dentro di noi. Un luogo in cui incontrare altre donne senza dover necessariamente fare qualcosa per loro, prenderci cura di loro, essere brave, interessanti, competenti o avere una risposta pronta.

Possiamo semplicemente esserci.

E non è così scontato.

Perché proprio un cerchio?

La forma del cerchio è molto semplice.

Quando siamo sedute in cerchio possiamo guardarci. Non c’è qualcuno in prima fila e qualcun altro in fondo alla stanza. Non c’è una testa del tavolo.

Questo naturalmente non significa che all’interno di un gruppo non esistano ruoli e responsabilità: chi conduce ha il compito di custodire lo spazio, proporre il lavoro e mantenere dei confini. Ma la disposizione fisica ci ricorda che siamo lì per incontrarci.

Mi interessa questo aspetto perché siamo molto abituate a luoghi nei quali qualcuno parla e gli altri ascoltano, qualcuno insegna e gli altri imparano, qualcuno sa e gli altri ricevono.

Nel Cerchio c’è anche altro.

C’è quello che io porto come conduttrice, ma c’è soprattutto ciò che accade tra le persone che sono presenti.

Un racconto può risvegliare qualcosa in un’altra donna. Una parola può farci accorgere di una parte di noi. A volte è persino un silenzio, un gesto o una reazione del corpo a mostrarci qualcosa che fino a quel momento non avevamo visto.

Cosa si fa in un Cerchio di Donne?

Anche qui non esiste una formula universale.

Nei Cerchi che conduco utilizzo strumenti diversi che fanno parte del mio percorso personale e professionale: il movimento, il respiro, l’ascolto del corpo, la meditazione, la scrittura, la danza, la creatività, la parola, il silenzio e il confronto.

Non necessariamente tutto nello stesso incontro.

A volte partiamo da una domanda. Altre volte da una pratica corporea, da una visualizzazione, da una parola, da un’immagine o da qualcosa che emerge nel gruppo.

Mi interessa soprattutto che non rimanga tutto nella testa.

Possiamo aver letto moltissimi libri, fatto percorsi, compreso razionalmente alcuni nostri meccanismi e sapere perfettamente che dovremmo mettere un confine, riposarci di più o dire qualche no.

Eppure continuiamo a fare esattamente quello che abbiamo sempre fatto.

Per questo nel mio lavoro torno spesso al corpo.

Che cosa succede dentro di te mentre dici quella cosa?

Che cosa senti quando immagini di rispondere no?

Dove senti la tensione?

Che cosa accade se per qualche minuto smetti di spiegare quello che provi e semplicemente lo senti?

Non sempre abbiamo bisogno di un’altra interpretazione. A volte abbiamo bisogno di fare esperienza di noi in un modo diverso.

Devo raccontare la mia vita davanti a tutte?

No.

Questa è una delle paure che comprendo meglio quando una donna si avvicina per la prima volta a un Cerchio.

Partecipare non significa essere obbligate a raccontare qualcosa di personale.

Ci sono donne che parlano molto, altre poco. Ci sono momenti in cui sentiamo il desiderio di condividere e altri in cui abbiamo bisogno di ascoltare.

Per me è importante che ognuna possa rispettare il proprio tempo e i propri confini.

Anche stare in silenzio è partecipare.

Naturalmente un Cerchio diventa più profondo quando, poco alla volta, si crea fiducia e possiamo permetterci di essere più vere. Ma la fiducia non si impone e non dovrebbe nascere dalla pressione a esporsi.

Si costruisce.

Per questo ho scelto di proporre a Firenze un percorso che dura diversi mesi: perché alcune relazioni e alcuni spazi interiori hanno bisogno di tempo.

Un Cerchio di Donne non è una terapia di gruppo

Credo sia importante essere molto chiara su questo punto.

I Cerchi che conduco non sono psicoterapia e io non sono una psicologa.

Il Cerchio può essere uno spazio importante di ascolto, consapevolezza, relazione e crescita personale, ma non sostituisce un percorso psicologico, psicoterapeutico o medico quando questi sono necessari.

Allo stesso modo non considero il Cerchio un luogo in cui qualcuna possiede la soluzione per la vita delle altre.

Non siamo lì per aggiustarci a vicenda.

Non siamo lì per dire: “Al tuo posto io farei così”.

Mi interessa molto di più creare uno spazio nel quale possiamo vedere con maggiore chiarezza dove siamo, che cosa sentiamo e quali movimenti continuiamo a ripetere.

Poi la responsabilità della nostra vita rimane nostra.

Devo essere spirituale per partecipare?

No.

Non serve conoscere lo yoga, meditare, seguire un particolare percorso spirituale o riconoscersi in una specifica visione del femminile.

Io stessa integro nel mio lavoro pratiche e studi differenti, ma non desidero creare un luogo in cui sia necessario aderire a un sistema di credenze.

Preferisco le domande alle verità preconfezionate.

Che cosa significa per te essere donna?

Come vivi il tuo corpo?

Come stai nelle relazioni?

Di cosa hai bisogno?

Quanto spazio occupa il dovere nella tua vita e quanto il piacere?

Dove senti di tradirti?

Quali parti di te fai più fatica ad accogliere?

Non dobbiamo rispondere tutte allo stesso modo.

Anzi, è proprio la presenza di donne con storie, età, idee ed esperienze diverse a rendere interessante il Cerchio.

Il Cerchio di Donne: una pratica ancestrale che continua a trasformarsi

Riunirsi in cerchio è una pratica antica.

Da sempre gli esseri umani si incontrano per raccontare, ascoltare, cantare, celebrare, attraversare insieme momenti importanti della vita. E anche le donne, nelle diverse culture e nei diversi momenti della storia, hanno trovato modi per stare insieme, condividere esperienze, conoscenze, lavori, passaggi della vita, nascite, perdite e trasformazioni.

Quando oggi ci incontriamo in un Cerchio di Donne non stiamo però cercando di riprodurre fedelmente un antico rituale.

Viviamo qui, oggi, con le nostre vite, le nostre storie e gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Quello che possiamo recuperare è qualcosa di più essenziale: il potere di riunirci.

Sederci insieme.

Guardarci.

Ascoltarci.

Usare la voce.

Cantare.

Muovere il corpo.

Stare in silenzio.

Raccontare e ascoltare storie.

Creare piccoli rituali che segnano un passaggio o ci permettono di portare attenzione a quello che stiamo vivendo.

Sono gesti semplici e antichi che continuano ad avere senso anche nella nostra vita contemporanea.

A questi strumenti ne affianchiamo altri che appartengono al nostro tempo e ai percorsi di ricerca che abbiamo fatto.

Nei Cerchi che conduco, per esempio, utilizzo pratiche corporee, respirazione, meditazioni e visualizzazioni guidate, scrittura, lavoro sulle emozioni e sulle relazioni e alcuni strumenti derivati dal lavoro sistemico di Bert Hellinger.


Antico e contemporaneo, quindi, possono incontrarsi.

Non abbiamo bisogno di fingere di essere donne di un’altra epoca né di ricostruire un passato idealizzato.

Possiamo prendere qualcosa che appartiene profondamente alla storia umana — riunirci e attraversare insieme ciò che stiamo vivendo — e portarlo nelle nostre vite di oggi.

Per me il valore ancestrale del Cerchio è soprattutto qui.

Nel ricordarci che non dobbiamo necessariamente fare tutto da sole.

Che possiamo trovare sostegno nelle altre senza delegare loro la responsabilità della nostra vita.

Che una donna può ascoltare la storia di un’altra e riconoscervi qualcosa di sé.

Che possiamo cantare insieme, ridere, commuoverci, stare in silenzio, muoverci, raccontarci, esprimerci per quello che siamo  e sentiamo.

Per recuperare una capacità antica e profondamente umana di cui  abbiamo ancora molto bisogno: stare insieme davvero.


Perché abbiamo ancora bisogno di incontrarci?

Viviamo in un tempo nel quale possiamo essere in contatto con centinaia di persone senza incontrarne davvero nessuna.

Abbiamo gruppi WhatsApp, social network, messaggi, videochiamate. Possiamo sapere continuamente che cosa fanno gli altri.

Eppure questo non significa necessariamente sentirsi in relazione.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sta portando sempre più attenzione al tema della connessione sociale, distinguendola dal semplice numero di contatti che abbiamo: conta anche la qualità delle relazioni e il sostegno che possiamo scambiarci.

Non credo che un Cerchio sia la soluzione alla solitudine.

Ma credo profondamente nel bisogno di creare luoghi reali nei quali possiamo sederci, guardarci negli occhi, stare insieme senza uno schermo e fare qualcosa che non sia soltanto consumare, lavorare o intrattenerci.

Spazi di relazione.

A volte abbiamo bisogno delle altre per vederci

Questa è forse la parte che mi interessa di più.

Possiamo fare moltissimo lavoro su noi stesse da sole.

Possiamo leggere, meditare, scrivere, praticare yoga, camminare, riflettere.

La solitudine ha un valore enorme e io stessa ne ho bisogno.

Ma ci sono parti di noi che compaiono soprattutto nella relazione.

Possiamo considerarci persone molto tranquille fino a quando qualcuno non ci contraddice.

Pensare di saper mettere dei confini e accorgerci che, davanti alla paura di deludere qualcuno, diciamo ancora sì.

Credere che una certa esperienza riguardi soltanto noi e poi ascoltare una donna raccontare quasi le stesse parole che avevamo pensato la sera prima.

L’altra non è lì per darci la risposta.

Può però diventare uno specchio.

Ed è molto diverso.

Anche stare tra donne può essere scomodo

Non voglio idealizzare il Cerchio.

Un gruppo di donne non diventa automaticamente uno spazio di sorellanza solo perché ci sediamo tutte insieme.

Tra donne possono esserci confronto, timore, giudizio, competizione, fastidio, bisogno di essere riconosciute.

Possiamo incontrare qualcuno che ci piace immediatamente e qualcun’altra che ci irrita.

Anche questo fa parte della relazione.

Per me creare un Cerchio non significa costruire un luogo in cui dobbiamo amarci tutte.

Significa provare a costruire uno spazio sufficientemente sicuro perché possiamo osservare anche quello che succede quando incontriamo l’altra.

Senza dover essere perfette neppure nella sorellanza.

Come capire se un Cerchio di Donne può fare per te?

Più che chiederti se sei “il tipo di donna che frequenta i Cerchi”, proverei a farti altre domande.

Hai voglia di fermarti?

Senti il bisogno di dedicarti uno spazio che non abbia come obiettivo essere produttiva?

Hai curiosità verso ciò che senti e verso i movimenti che guidano alcune tue scelte?

Ti interessa incontrare altre donne senza dover necessariamente avere qualcosa in comune con loro?

Sei disponibile ad ascoltare e a mettere, ogni tanto, in discussione quello che già pensi di sapere di te?

Forse allora il Cerchio può essere un’esperienza interessante.

Non perché lì troverai le risposte.

Ma perché potresti trovare uno spazio diverso nel quale farti le domande.

Io conduco a Firenze un percorso di Cerchi di Donne che si sviluppa nell’arco di otto mesi. Ci incontriamo una domenica al mese e continuiamo il cammino anche tra un incontro e l’altro.

Se vuoi capire come funziona, puoi leggere la pagina dedicata ai Cerchi di Donne a Firenze oppure scrivermi e raccontarmi che cosa stai cercando.

A volte un cambiamento comincia anche così: trovando finalmente un luogo in cui possiamo fermarci abbastanza da accorgerci di dove siamo.

elisa batelli

Sono Elisa Batelli e ho creato Yoga&Cambiamento per accompagnare le persone in trasformazioni reali e sostenibili. Integro Yoga come pratica di benessere, Pranoterapia come sostegno ai naturali processi di autoguarigione e Benessere Femminile come cammino di riconnessione alla ciclicità, alla sorellanza e alla saggezza del corpo.

Laurea in Scienze dell’Educazione

Pratico Yoga dal 2003, insegno dal 2019

Formazione Yoga triennale — 500 ore

Specializzazione Yoga Bambini (metodo Balyayoga, 100 ore)

Operatrice di Pranoterapia (formazione triennale)

Operatrice di Benessere Femminile (formazione triennale)

Operatore Olistico Professionale specializzato in Benessere femminile e Pranoterapia
Professionista disciplinato ai sensi delle Legge 4/2013 - Iscritto al Registro Fedolistica nr. OL-444P

https://yogaecambiamento.it/
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